Luca Gilli vive e lavora a Cavriago ( Reggio Emilia ) Italia. Sue fotografie fanno parte di collezioni private e di musei di fotografia e di arte contemporanea italiani ed europei. Diverse le mostre personali e collettive in Italia e all'estero e  le sue pubblicazioni fotografiche individuali e le partecipazioni a cataloghi collettivi.

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Ottobre-Novembre 2018

 

“Interno in surreale”

Matteo Bergamini, Curatore e Critico di Arte Contemporanea, Direttore di Exbiart     

Come in un gioco di combinazioni possibili, per le pareti della galleria Paola Sosio Contemporary Art, le singole opere sono state mixate di serie in serie (Baragalla, Raw state, Blank), accostando soggetti e riprese che in realtà – talvolta – sono distanti tra loro anche di anni, per creare un display espositivo fatto di accostamenti inediti.

È questo un grande valore dei corpus di opere che indicano la profondità della ricerca dell’autore: il fatto che, anche spostandosi da una parte all’altra di un pentagramma visivo, e di ricerche su temi differenti, gli accordi restano e suonano armonici. [...]

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Personale al Museo Diocesano Chiostri di S.Eustorgio, Milano | 9 Febbraio - 8 Aprile 2018

Luca Gilli Di/Stanze Scatti da Incipit e Blank

di Matteo Bergamini

Broken the distance

La mostra “Di/Stanze” di Luca Gilli raccoglie una selezione di scatti tra i più “pittorici” realizzati dall’autore, presi dalle sue serie più recenti : Incipit – in particolar modo – e Blank.Sembrano strizzare l'occhio alle opere dei grandi Maestri dell'Espressionismo Astratto, al Color Field, o agli Achrome di manzoniana memoria. Che errore! La percezione può scivolare in pieno su altre fonti, ma alla base del lavoro di Gilli c'è la composizione dell'architettura.

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INCIPIT

Il divenire di un'architettura 

Estratto dalla pubblicazione INCIPIT di Luca Gilli, Skira 2016

di Gianfranco Ravasi

<<L’opera architettonica compiuta è stata colta nel suo divenire, cioè mentre era in gestazione e progressivamente diventava
una creatura. Si è, così, configurata una vera e propria rappresentazione genetica che, attraverso il germinare della luce e dei simboli essenziali, seguiva lo sbocciare di quella musica

e di quel messaggio.>>

di Walter Guadagnini

<<Gilli non cerca di fotografare un’immagine, si dispone piuttosto all’attesa della sua apparizione, si fa tramite del passaggio
tra la realtà e l’immagine alla quale essa dà vita.>>  

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di Luca Doninelli

<<Nella fotografia di Gilli tutto è poesia, e tutto è logica. Il disegno generale eccede l’opera dell’architetto, i dialoghi tra l’opera
e gli elementi che la compongono – il suo appartenere
a un preciso paesaggio, ma anche gli infiniti paesaggi interni – si moltiplicano indefinitamente.>>

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BLANK le camere bianche 

 

Quentin Bajac . Direttore del dipartimento di fotografia del MoMA di New York, già responsabile della fotografia al Museo Nazionale d’arte moderna,Centre Pompidou di Parigi

 

...) Ciascuna immagine di Gilli rivela uno spazio la cui percezione è letteralmente sconvolta da un eccesso di luce che compie una doppia metamorfosi, dei volumi e dei materiali: muri senza fine né angoli, spazi senza profondità, sca- le che sembrano portare nel nulla, pavimenti diventati liquidi, aplats colorati senza materia... Lo spettatore ne esce come abbagliato: colpito dal lampo troppo brutale della luce, assalito dalla vertigine, letteralmente scombussolato, come se avesse perso i suoi punti di riferimento percettivi abituali.

 

Sintesi estratta dal saggio critico pubblicato in: Blank, Luca Gilli, 2011. Planorbis ed. ISBN 978-88-95507-10-

1. Testo originale in francese, traduzione di Luisa Bigi.

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raw state

 

Gli edifici svolgono da sempre il ruolo di catalizzatori delle nostre esistenze: in essi, attraverso di essi, partecipiamo alla quotidianità della vita, ma anche a molte delle sue “eccezioni” più rilevanti. Li creiamo e modifichiamo continuamente, li frequentiamo assiduamente, con alcuni di loro intratteniamo rapporti talmente intimi che ci condizionano e ci riflettono. In essi impariamo e lavoriamo, ci rilassiamo e divertiamo, sogniamo, esprimiamo una parte importante della nostra creatività e del nostro sapere. Tutto ciò, ed altro ancora, si deposita un po’ come l’humus del terreno e, in qualche modo, ci viene poi restituito nel tempo dal loro habitus, dalla loro aura evocativa.
Come la serie Blank, anche questa si concentra sull’interno degli edifici, rivolgendo una maggiore attenzione a quelli con un vissuto e alla sua persistenza. I due progetti si compenetrano, sono la naturale divagazione l’uno nell’altro e restituiscono anzitutto l’esito di un’esperienza intima e agìta nei luoghi, nella loro essenza di spazi incompiuti.
Con nuove e vivide implicazioni, proprio a partire dalle impronte del passato, del suo rapporto fertile e perlopiù irrisolto col presente, in queste fotografie vivono sintomi quali, ad esempio, la leggera vertigine, quella certa ambiguità altalenante, tra compiuto e incompiuto, tra verosimile e vero, tra impossibile e possibile, tra onirico e reale per cui anche ciò che appare in prima battuta irreale svela poco dopo tutta la sua identità referenziale alla realtà.
Nei loro silenzi, nella loro luce lenta, dentro alla trama dei bianchi, abita un’altra delle dimensioni portanti della mia ricerca fotografica recente e, cioè, quel vuoto che permea la profondità di qualunque luogo e di ogni materia e necessita della mente per potersi rivelare. Un vuoto, altro dal nulla, che è vertigine del pensiero e della presenza ancor prima di essere assenza. Un’entità impalpabile e metamorfica che permea l’ovunque ed è il presupposto stesso per l’esistenza della materia, della forma e del movimento. Un ambito che separa e connette nello stesso tempo preservando e facendo risaltare, per sua stessa natura, ogni individualità, ogni specificità, come elemento in sé e, in quanto tale, come componente imprescindibile di un tutto.                           

 

  Luca Gilli

Aprile 2016

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menu del giorno 2010 - 2012

 

di Walter Guadagnini

 

Il paesaggio naturale di “Islanda” e “Samsara”, le architetture di “Blank”, ora il cibo di “Menu del giorno”: è un lavoro sui generi della tradizione artistica, oltre che sulle apparenze del mondo e sulle modalità del vedere e del rappresentare, quello che da alcuni anni va sviluppando Luca Gilli, con la coerenza tipica di chi è guidato da una visione complessiva delle ragioni profonde del proprio essere artista. Se i primi capitoli di questa restituzione del mondo per via di una tavolozza tanto irreale quanto evocativa si misuravano con la presenza di consuetudini visive e culturali profondamente radicate nella fotografia italiana, innervandole di un sorprendente accento visionario, questa digressione tra strumenti e materie prime del cucinare affronta un terreno meno battuto, e forse per questo persino più affascinante. Vengono alla mente a tal proposito due delle rare, e altrettanto intriganti, serie composte sul tema da due grandi autori come Mimmo Jodice e Carlo Valsecchi, pronti a misurarsi con quella che è una delle varianti possibili del tema della natura morta, il primo con “Eden”, il secondo con “Frutta e Verdura”. Due progetti singolari all'interno di quelle ricerche, come singolare è questo di Gilli, e che insieme compongono una sorta di trilogia, all'interno della quale “Menu del giorno” si situa in una sorta di punto mediano tra l'estrema drammatizzazione espressiva di Jodice e la concettualità di Valsecchi, condividendo col primo la capacità di metamorfizzare l'oggetto sino a renderlo irriconoscibile, con il secondo la volontà di trasferire al colore una parte importante del senso stesso dell'immagine. D'altra parte, quando in una breve nota l'autore ricorda che “molte delle vicende umane, individuali e collettive, sono da sempre in qualche modo segnate, più o meno consapevolmente, dal cibo e dalla tavola ben al di là delle necessità fisiologiche”, è facile supporre che si stia riferendo – per via di suggestione – anche alla fotografia (o alla creazione dell'immagine tout court, indipendentemente dallo strumento utilizzato), in quanto azione che va al di là della necessità della resa oggettiva del reale, per manifestarsi invece come apparizione di una visione interna, dove s'accentua ulteriormente il carattere astratto dell'immagine. Una visione all'interno della quale, per usare le parole di Bajac dedicate a “Blank”, ma riferibili senza alcuna forzatura anche a questa serie, “questi luoghi comuni, ormai privi di modellato, si riscoprono ridefiniti dalla bellezza del bizzarro, dell'insolito, perfino dell'impossibile: la curva si trasforma in piano, il muro diventa pavimento, gli angoli scompaiono in un continuum indefinibile”. 

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Walter Guadagnini

gennaio 2015

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