HANDMADE. Korean Way 2010-2012 

 

L’occasione di riflettere sul valore della manodopera, quella sottile linea d’azione tra arte ed artigianato dove la ricorrenza del rito e l’unicità del mito sono tutt’uno, viene dall’estremo Oriente quando Susanna Pozzoli è invitata dalla residenza internazionale per artisti Mongin Art Space a Seoul nella Corea del Sud. Un soggiorno di tre mesi (settembre – dicembre 2010), il tempo messo a disposizione per sviluppare una ricerca sul senso assunto dall'artigianato in una società dominata dal progresso tecnologico più avveniristico. La civiltà sudcoreana si caratterizza per la presenza di questo ossimoro, una doppia natura ora votata alla smaterializzazione della vita ordinaria grazie all'uso pervasivo dei vari supporti tecnettronici, ora attenta alla conservazione e alla valorizzazione della tradizione confluita nel culto della cerimonia e del mestiere di retaggio antico dove la mano dell’uomo ricopre un ruolo centrale. 

In queste terre sempre più omologate al pensiero occidentale, il Maestro d’arte spicca come una roccaforte del passato, punto di riferimento fondamentale per non perdere di vista le proprie radici e quindi la propria identità culturale. Susanna Pozzoli si muove in questa direzione, si reca nei laboratori degli artigiani, Maestri riconosciuti e protetti dallo Stato; la sua macchina fotografica si sofferma sui luoghi di lavoro dove poter cogliere il segno, l'oggetto, la realtà di un microcosmo. Ne viene un racconto in filigrana, senza ricorrere all'aneddoto, a resoconti espliciti, perché la storia sprigiona dalla forza evocativa dello sguardo. A consolidare questo indirizzo poetico è il fare di chi non si limita a visualizzare il proprio pensiero, poiché le fotografie, una volta stampate, vanno raccolte e conservate senza ostacolarne la lettura,secondo criteri estetici conformi al pensiero stesso. Viene in aiuto il libro d’artista, il “luogo” idealedove custodire e sfogliare le stampe fotografiche. Oggetti nell’oggetto interamente fatti a mano con la consulenza tecnica di due artisti giapponesi: Fumitaka e Ayumi Kudo. L’Oriente, così raccolto, è alquadrato, nella forma e nel contenuto. Il libro consta di una selezione di dieci fotografie stampate con tecnica giclée su carta Hahnemühle Fine Art 100% cotone. Le stampe sono inserite una per una in fogli trasparenti che, rilegati con il metodo orientale, compongono le pagine del prezioso volume. In questo modo è possibile mutare la sequenza delle immagini. Basta estrarre le fotografie dai fogli in cui si trovano ed inserirle in altri per rinnovare l’ordine della serie. Un’opera aperta a più soluzioni narrative, disposta a lasciarsi scomporre e ricomporre; disposta a farsi toccare nelle parti più intime – imagophoto –, con una sola avvertenza: prima di maneggiare le stampe fotografiche va indossato un paio di guanti in cotone. L’edizione è limitata a 50 esemplari, numerati e firmati dall’artista, presentati in una doppia busta appositamente confezionata. Leggerezza, equilibrio e originalità sono alla base del progetto editoriale concepito a partire dalle fotografie degli atelier di grandi Maestri artigiani. Il libro si caratterizza per la preziosità dei materiali, la tecnica di stampa Fine Art e per il design esclusivo. Il portfolio è stato realizzato con il prezioso sostegno della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte e di Con-Temporary Art Gallery Paola Sosio. Una ricerca, quella che indaga il lavoro manuale come presa di coscienza di valori culturali da preservare, che non si ferma alla realtà sud-coreana ma prosegue, mutatis mutandis, in Cina, grazie al Premio Shangai conferito a Pozzoli nel 2012. 

 

Daniele Astrologo Abadal (Curatore e Critico della fotografia)

 

 

gennaio 2015

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