un luogo sull’altro 1997 - 2007 

 

 

E’ una ricerca che inizia verso il 1995 e che si pone in dialogo e continuità con “Interfotogrammi”(1987-1993). L’ autore mette in discussione il concetto di luogo assoluto, soprattutto in relazione alla oleografia dei non luoghi. Una riflessione sull’atto stesso del fotografare inteso come consequenzialità di scatti, che entrano in relazione tra loro, e non singolo e assoluto frammento. Il passaggio tra una fotografia e l’altra diviene elemento visivo: il rullino è impressionato con più scatti di un luogo, nel tentativo di carpirne  l’essenza, quindi riavvolto e a volte lasciato giacere per alcuni mesi in frigorifero, indi riutilizzato e impresso in un altro ambiente. La sovrapposizione di tempi e luoghi diversi è sì progettuale, ma anche casuale e le immagini risultanti ci introducono nel contesto del reale-immaginario, vero-finto, momento e suo prolungamento. In un gioco ambiguo, i luoghi si rivelano e celano allo stesso tempo. Forse trasmettono la tensione dell’uomo di trovarsi in un posto ma sognarne un altro. La loro stratificazione è lo specchio del nostro sguardo.

 

paesaggio - ex paesaggio 2005 - 2013

 

Non è facile trovare un termine adeguato per definire Luigi Erba se non ricorrendo a quello, per lui riduttivo, di fotografo di ricerca. In realtà le cose sono più complicate perché l’autore lecchese ha nei confronti delle sue fotografie un rapporto di identificazione che trascende quello tradizionale fra soggetto e oggetto. Luigi Erba, infatti, prima ancora di “produrre” le sue ricerche, le intuisce, le elabora in un lungo processo, le “vive” con profonda autenticità. Così accade nelle opere di “Paesaggio - Ex Paesaggio”, tutte attraversate da un particolare spirito evocativo, esito di una più ampia riflessione sul paesaggio, sulla natura, sulla storia. Ecco, dunque, le tracce lasciate – nel territorio lecchese come nell’immaginario dei suoi abitanti – dalle fabbriche dismesse i cui muri scrostati, le cui finestre vuote sono fantasmi che persistono alla loro demolizione ma anche elementi del paesaggio urbano attraversato da intime vibrazioni. Per rendere intensamente sofferto questo progetto, Luigi Erba è stato radicale sia in ripresa quando ha inseguito una luce quasi ipnotica, sia nelle successive fasi caratterizzate da sovrapposizioni, accostamenti, contaminazioni, frutto di un virtuosismo espressivo mai estetizzante condiviso con il suo stampatore Roberto Bernè (che ha realizzato la stampa digitale delle pellicole scansionate) in un confronto dialettico particolarmente fruttuoso.

 

gennaio 2015

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