Giangiacomo Rocco di Torrepadula (nato a Napoli, 1966) è un artista visuale e un fotografo. Il suo lavoro si focalizza principalmente sui temi dell’odio e del pregiudizio, in particolare razziale.
 

Testi

I CAN’T BREATHE

BlackLivesMatters #1
In memoria di George Perry Floyd Jr

di Giangiacomo Rocco di Torrepadula

Un progetto fotografico che utilizza arte e neuroscienza per comprendere le radici del razzismo

presentato per la prima volta a MIA Fair 2021

da Paola Sosio Contemporary Art Milano con Chiara Ferella Falda

 

9 minuti, nove lunghissimi minuti è durata l’agonia straziante di George Floyd, l’Afro-Americano ucciso durante un arresto il 25 Maggio 2020, dopo che un poliziotto lo soffocò bloccandolo a terra con un ginocchio sul collo. Durante il soffocamento, ripetutamente Floyd disse, seppur con flebile voce, che non riusciva a respirare, “I can’t breathe...”.

Vedere il video, per l’autore fu scioccante. In quegli assurdi 9 minuti, il poliziotto ha privato Floyd della sua vita, della sua dignità, perfino della sua decenza, quasi con compiacimento. Ha calpestato la sua anima con tutto il respiro interiore che poteva avere, sbattendola sul terreno e soffocandola, fino a che nulla è rimasto di quella fiamma. Nemmeno il suo fumo.

Vedendo quelle immagini, l’autore immediatamente ha pensato alla sequenza di una candela privata della sua fiamma. Quella sera stessa ha creato la sequenza di questo artwork, primo di una serie intitolata “BlackLivesMatters”, dove ognuno dei 9 scatti rappresenta ciascuno di quei drammatici 9 minuti.

Questo tragico evento, purtroppo non isolato, è stato un emblematico esempio di pregiudizio razziale e ha dato inizio a proteste in tutto il mondo.
Le 9 immagini presentate al MIA, sono una anteprima di un progetto internazionale multidisciplinare che prenderà vita a breve in una mostra di ampio respiro e un libro a cura di Luca Panaro. Il tema BlackLivesmatter(s) viene affrontato dall’autore con la sua sensibilità artistica ma anche con lo studio delle neuroscienze e il coinvolgimento di psichiatri e neuroscienziati che aiutino a comprendere i meccanismi che portano il cervello a provare odio, paura, avversione o peggio ancora indifferenza. Un approccio totalmente inedito che aggiunge un tassello fondamentale alla prospettiva già ampiamente nota delle cause politico socio-economiche del razzismo. Non solo, è una prospettiva che ci fa entrare nel cuore del problema, con una comprensione totale, a tratti sconcertante, ben lontana dalla pura speculazione accademica dei talk show.

Il progetto vede il coinvolgimento attivo di tutti. Una esortazione a riflettere su come la discriminazione razziale non sia qualcosa di astratto, altro da noi e lontano da noi, ma sia presente anche nel nostro quotidiano più di quanto immaginiamo o ne siamo consapevoli. L’autore ha lanciato dallo scorso maggio un progetto partecipativo di mailing art “Una cartolina per Floyd”, tuttora in corso, con lo scopo di generare una riflessione corale sul problema. Chiunque può partecipare, durante i giorni del MIA o successivamente contattando direttamente l’artista, riempiendo una cartolina con pensieri-parole-disegni e qualunque cosa desideri e senta inerente al tema. Le oltre 200 cartoline finora pervenute, alcune delle vere e proprie opere d’arte, faranno parte del progetto itinerante dell’artista e del libro.

Il progetto nasce con il supporto e la condivisione di Luca Panaro e di Chippendale Studio.

paola sosio contemporary art milano www.paolasosioartgallery.com +39.340.8679527 paolasosiogallery@gmail.com

 

I Can’t Breathe

testo di Luca Panaro

La più grande conquista della fotografia consiste nel suo graduale affrancamento dalla realtà. Il fotografo non è più tenuto a mostrare oggettivamente la notizia a cui si riferisce, può decidere di effettuare una sostituzione del reale con un’immagine figurata. Giangiacomo Rocco di Torrepadula lavora per trasposizione simbolica, riflette sulla morte di George Floyd utilizzando la metafora della candela. Ne vediamo la fiamma e il fumo. Poi il buio.

Sappiamo quanto la morte di questo uomo afroamericano abbia scosso la coscienza pubblica e quanto estesa sia la diffusione mediatica del video del suo arresto.
L’intento di Giangiacomo Rocco di Torrepadula è stato quello di coinvolgere altre persone ad agire contro il pregiudizio e l’odio razziale, indirizzando la sua azione al mondo dell’arte. Nella serie “I Can’t Breathe” ha realizzato quindi nove immagini, corrispondenti ai minuti in cui l’agente di polizia ha tenuto premuto il suo ginocchio sul collo di Floyd, provocandone il soffocamento.

Nove fotografie in cui il nero avvolge buona parte della superficie dell’opera, fino a conquistarla nella sua interezza. Se la fotografia documentaria informa, sovrapponendosi ad altri canali di comunicazione, l’immagine metaforica suggerisce, inducendo una riflessione corale. Sì perché è questo che Giangiacomo Rocco di Torrepadula ci sta dicendo. Partecipate! Attraverso le nove fotografie veniamo chiamati in causa, siamo invitati a prendere parte al racconto, spronati a uscire dalla nostra comfort zone.

Nel recente progetto “Una cartolina per Floyd” la richiesta di Giangiacomo Rocco di Torrepadula si fa esplicita e la partecipazione del pubblico più attiva. La sesta immagine della serie, stampata in formato 10x15 cm, è stata inviata a centinaia di persone del mondo della cultura italiana, oltre duecento delle quali hanno già risposto con risultati testuali e grafici davvero sorprendenti.

                    

Ottobre 2021