Guardare le opere di Carlo Colli significa entrare in una dimensione in cui la pittura si dichiara uguale a come appare. In un mondo digitalizzato, contesto in cui le immagini tra l’iperrealismo e la pura finzione ci abituano a una verità non più tale, l’artista torna a riflettere sul ruolo della pittura arrivando a considerarla come unica realtà plausibile. Le serie Skin e Recompose fanno parte delle recenti sperimentazioni dell’artista, iniziate dal 2011, volte a indagare l’utilizzo del mezzo pittorico prevedendo la carta come unico supporto utilizzato. Nella serie di opere Skin l’artista strappa la superficie pittorica a dimostrazione della sua concretezza. Lo strappo, gesto volto a “spellare” l’opera, ci rivela la vera natura della car- ta liberata per pochi millimetri dalla pittura. Con la serie Recompose la pratica della lacerazio- ne tocca il suo punto più profondo, cioè quello che corrisponde all’annullamento del suppor- to: è proprio dalla negazione di quest’ultimo che nasce la pratica del “ricomporre”. Mediante l’accurato uso di strisce di nastro adesivo americano Saratoga, l’artista ricongiunge a uno a uno i frammenti di carta stracciata, restituendo interezza all’opera. La particolarità dei Re- compose è quella di poter entrare in dialogo con il luogo in cui vengono inseriti attraverso ra- gionate aggiunte di nastro adesivo oltre i limiti dell’opera stessa fino al raggiungimento del contatto con la parete che la ospita. La pratica di restauro viene attentamente cronometrata da Colli, il quale sceglie come titolo delle opere la misurazione del tempo impiegato a ricom- porle indicando ore (H), minuti (M) e secondi (S).

Novembre 2017 

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