Giulia Marchi nasce a Rimini, nel 1976.
Ha una formazione artistica di forte impronta letteraria che l’ha portata ad una espressività che spesso si connota di narrazione, anche quando la forma scelta non rende così immediata la lettura
 

biografia

Nasce a Rimini, nel 1976.! Studia Lettere Classiche all’Università degli studi di Bologna.!
Ha una formazione artistica di forte impronta letteraria che l’ha portata ad una espressività che spesso si connota di narrazione, anche quando la forma scelta (spesso la fotografia, ma non solo la fotografia) non rende così immediata la lettura. ma rimanda a successivi accostamenti, come codici che prima ancora di essere decifrati si lasciano interpretare da una sorta di fascinazione, sia per il sapiente uso dei materiali che per la comunicatività dell’immagine, spesso ingannevole alla prima osservazione, ma ugualmente riconducibile alla poetica dell’artista. Tutto nel processo creativo è connesso, intrecciato, caratterizzato da un’inequivocabile ricerca e da processi di filiazione a volte difficilmente identificabili. Con il suo lavoro ambisce ad una totalità, un’attitudine al sentire l’immagine prima ancora di comprenderla. Contaminare con diversi materiali i progetti sviluppati è parte integrale del lavoro dell’artista. Che si tratti di marmo, cemento, o superfici specchianti, invece che di porcellana che è il materiale scelto per la declinazione scultorea delle immagini del progetto Lalangue.

Per Giulia Marchi, Fotografare è riflessione; richiede conoscenza, studio e comprensione profonda. Il lavoro non è unicamente visivo ma trascende la visione, ti conduce in spazi tattili nei quali l’immagine viene plasmata sottendendo un pensiero ben strutturato ma da decodificare. Per citare Italo Calvino, autore molto amato dall’’artista “L’occhio non vede cose, ma figure di cose che significano cose”. ( Le città invisibili)!

Ricerca letteraria e approccio concettuale sono precisi stilemi del suo linguaggio fotografico - dall’utilizzo del foro stenopeico alla costruzione materiale delle proprie macchine fotografiche, dalla sperimentazione condotta trattando chimicamente le matrici di polaroid al costante richiamo al testo, punto di partenza e chiave di lettura attraverso il quale dipinge i suoi paesaggi rarefatti.

Nel 2012 viene invitata a partecipare al progetto residenziale “Hybrid Spaces”, condotto da Marco Zanta e promosso dalla Fondazione Francesco Fabbri (TV).
Nel 2013 il suo progetto “Multiforms”, tra i 10 finalisti del “Premio BNL Gruppo BNP Paribas”, viene presentato alla galleria “The Format Contemporary Culture Gallery” di Milano, in collaborazione con “CAP (Contemporary Art Projects)”.

Realizza inoltre il suo primo libro d’artista: “Multiforms” (Danilo Montanari Editore), con prefazione di Bruno Corà.
Nel 2014, in collaborazione con Mustafa Sabbagh, realizza il libro d’artista in tiratura limitata 17:17 (Danilo Montanari Editore).

Nel 2015, una sua personale, dal titolo “Rokovoko”, viene allestita presso la galleria “Matèria” (Roma).!Nello stesso anno, 17:17 entra a far parte della collezione permanente di libri d’artista del MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo e della Collezione Maramotti.
Tre opere dal suo progetto Multiforms entrano a far parte della collezione permanente del CAMUSAC - Cassino Museo Arte Contemporanea.!Nel 2016 è una degli artisti a partecipare alla collettiva intitolata ‘Murmur’ presso la Flowers Gallery a Londra.!Nel 2017 tiene, insieme all’artista cinese Xiaoyi Chen, una doppia personale presso la galleria “Matèria” (Roma), dal titolo “one giant leap”.

Nel 2018 vince il premio Rotaract Bologna con l’opera “Camera Anecoica”, in occasione di Arte Fiera Bologna.!
Nel 2019 viene invitata a tenere un workshop di alta formazione presso l’ISIA di Urbino.
In occasione di Artissima 2019 presenta il libro d’artista “Tutto procede con un tempo fortissimo” con testo critico di Lorenzo Balbi. Un progetto sul soggiorno torinese di Nietzsche sviluppato in una singolare forma e contenuto e presentato in un prezioso box di vetroresina.

Giugno 2020

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